mercoledì 5 settembre 2007

Notturno

Quella notte non riusciva proprio a prender sonno, l'eccitazione del pomeriggio non lo aveva ancora abbandonato, così, quasi senza pensarci, in preda a una sorte di leggera sindrome da sonnanbulismo, si rivestì e usci, camminando.
I suoi passi gli fecero raggiungere la fine del centro abitato, ora era lui, solo, coi suoi pensieri, e la natura.
A causa della tarda ora non distingueva la sfumature del verde degli alberi o il colore del terreno, ma il ricordo era talmente presente in lui che era come se il sole di mezzogiorno illuminasse la scena.
Si tolse il giubbotto, lo stese sopra all'erba, dove era più soffice, si sdraiò, il viso rivolto alle stelle luminose , intervallate da nubi soffuse che a malapena ne offuscavano lo splendore.
La sua mente andò subito a cercare in quelle sfumature di blu forme immaginarie, le quali puntualmente si trasformavano negli occhi di lei, occhi che lo avevano incantato e rapito fino a quando non aveva duvuto lasciarla, ognuno preso dai propri impegni, purtroppo.
Fantasticò a lungo su un mondo dove lui e lei avrebbero potuto stare uniti sempre, poter godere della sua presenza in ogni momento, condividire ogni particella di tempo, di aria, con lei.
Ma realtà è purtroppo un altra, il tempo è veloce e per questo è necessario concentrare la sua brevità vivendolo più intensamente, rallentando gli attimi passati assieme e velocizzando il più possibile quelli che li separavano.
Ma quella notte non riusciva a prendere sonno, sapeva che avrebbe dovuto dormire per minimizzare il tempo cosciente, tempo pieno della sua assenza, ma il pensiero di lei, il suo sorriso, le sue espressioni che la rendevano unica, inarrivabile, non gli permettevano di prendere sonno.
Si rialzò, indossò nuovamente il giubboto, reso ormai umido dall'erba, ritornò verso casa, un sorriso sulle labbra, il pensiero di rivederla al mattino lo rendeva felice e forse, pensò, riuscirò a dormire adesso.