giovedì 20 settembre 2007

è facile adesso

Il vecchio ripeteva spesso questa frase, il ragazzo ascoltava in silenzio, senza far notare al nonno la ripetività delle sue parole.
- é facile adesso, cellulare, macchina, discoteca, pub, mica ai miei tempi, quello era vero amore.
Ricordo che per vedere tua nonna, santadonna, dovevo farmi 30 km in bici, non le bici di adesso, che vanno da sole, ma la mia, quella che è ancora in garage!-
Il ragazzo sorrise pensando al vecchio cimelio che giaceva in garage, cimelio tenuto sempre pulito e in ordine dal nonno, anche dopo la morte della nonna, avvenimento successo poco dopo aver festeggiato le nozze d'oro.
- Nonno, lo sai che sono innamorato della mia ragazza, molto, non vuol dire che se vado sempre in macchina non gli voglia bene-
- Quando io e la nonna volevamo parlarci, dovevamo aspettare a volte una settimana, oggi invece sempre al telefono, oppure quei cosi lì, come si chiamano, i messaggini, comodo così. Io e la nonna ci vedavamo e sentivamo poco, con mille difficoltà, quando eravamo assieme ce l'eravamo veramente quadagnata, avevamo mille cose da dirci, ma a volte ci guardavamo senza parlare, per ore, non ce n'era bisogno-
Il ragazzo ricordava infatti i lunghi silenzi tra i due, anche dopo anni, decenni di vita assieme si riusciva a carpire il loro amore, la loro complicità fatta di sguardi, pensieri più che di parole.
Provò per un attimo invidia, cercando di confrontare il suo sentimento con quello descritto dal vecchio, sarebbe stato egli in grado di provare qualcosa del genere, oppure alle prime vere difficoltà si sarebbe arreso?
Era certo dei sentimenti di lei, la sua ragazza, a volte gli ricordava la nonna, pareva una donna d'altri tempi, persa tra la modernità della vita, la quale attenuava, appiattiva, la forza di antichi sentimenti.
Poi prese una decisione, uscì sorridendo senza parlare.
Lo sguardo del vecchio lo seguì incuriosito, notò dopo alcuni minuti il suono di un cellure, cercando nella stanza trovò il telefono del ragazzo, lo prese e cercò il giovane nelle altre stanze, sparito, ... strano pensò, mai si era separarto dal suo telefono.
Si sentì bussare alla porta, la ragazza, con fare nervoso e preoccupato la aprì , il ragazzo entrò, sudato, il viso impolverato e stanco, un sorriso strano dipinto sul viso.
- Ma dove sei stato, è un ora che provo a chiamarti sul cellulare, è successo qualcosa? Non ho sentito il rumore della macchina!-
- Niente macchina, niente cellulare, sono venuto in bici- rispose trafelato.
-Come in bici, sei impazzito??-
- No, sono felice, è una cosa che mi sentivo di fare, anzi ho avuto il bisogno di farlo, dovevo provare una cosa a me stesso!-
- Ma tu sei pazzo, sono 50 anni che nessuno fa di queste cose, sono cose d'altri tempi. Centra tuo nonno vero??-
- Si, centra, ma non come pensi tu. Mi ha fatto capire l'importanza di alcuni gesti, strani se vuoi, d'altri tempi, ma aveva ragione lui, come sempre, sarebbe troppo facile...-
- Cosa troppo facile, cosa dici?-
- Niente- rispose abbracciandola e baciandola, rimase così, sulla porta, senza parole, lei cominciò a capire e rimase in silenzio, le parole non sarebbero servite a nulla in quel momento.
Il nonno cercava il ragazzo, cominciando a preoccuparsi, qualcosa di strano era successo ma non capiva cosa, poi vide la porta del garage socchiusa, entrò e notò che la sua vecchia bici non c'era, un largo sorriso gli attraversò il viso, addolcendogli le profonde rughe
- Forse hai cominciato a capire, ragazzo-
Chiuse la porta e si sedette sulla sua poltrona, gli occhi si chiusero, era l'ora del suo pisolino, rivolse un pensiero alla sua vecchia compagna assente- Il ragazzo ha qualche speranza- e si addormentò, sereno.