mercoledì 12 dicembre 2007

Perdersi

Perdersi può avere molti significati, perdersi per strada, perdersi un film, perdersi un evento, perdere un occasione irrepetibile, perdersi in chiacchere, perdersi al largo, perdersi nei pensieri, vagare tra le nuvole.
Tutte queste situazioni possono trovare soluzione, ma questa:
Perdersi in uno sguardo............................................................................................................................
Non volersi ritrovare, non cercare di tornare indietro perchè è in quello sguardo che vorreste sempre rimanere...........dimentichi del resto, perdere momentaneamente la ragione, la cognizione temporale, abbandonare per un attimo la dimensione fisica e materiale di noi stessi, solo anima, cuore, energia , la nostra vera essenza liberata dall'involucro fisico e apparente.....
Ma la realtà, precisa e regolare, vi ritrova sempre, è lei stessa che viene a cercarvi, immancabilmente vi ritrova e vi riporta a casa...
Ma nessuno vi impedisce di riprovarci, perciò perdiamoci nuovamente, sperando di rimanere dispersi più a lungo.....

Il buio

Entrò lentamente nella stanza, il buio lo faceva muovere con cautela, abituò lentamente gli occhi all'oscurità, finchè non vide quello che cercava.
Nell'angolo buio solo gli occhi, brillanti, spade blu che fendevano le tenebre, visibili anche in quella poca luce, lucenti nella loro tristezza infinita.
Si sedette, in un angolo opposto a quegli occhi, quasi ad evitarne lo sguardo, non ce n'era bisogno, erano rivolti a terra, al pavimento, come a cercare chissà quali disegni nelle linee incoerenti del pavimento.
Il suo respiro da affannoso diventò leggero, impercettibile, talmente lieve che ora si avvertiva solo quello della figura seduta nell'ombra.
In silenzio cercava nella sua mente parole, frasi, qualcosa da spezzare quella atmosfera cupa che avvertiva, a fior di pelle, sentiva quasi una leggera brezza che lo faceva rabbrividire.
La figura persisteva nel suo sguardo chino, senza proferire alcun suono, solo il respiro, regolare ma teso, sembrava scandire i rintocchi di un orologio cupo, dal ticchettio grave, funereo.
Pensava ormai di rinunciare, in fondo non era un problema suo, non poteva farsene carico, ma qualcosa, quel qualcosa che non aveva mai capito, una sensazione strana , assurda, un voler fare qualcosa indesiderato, non ricambiato, un qualcosa per trovare un sorriso in quegli occhi, qualcosa con cui dissolvere quelle tenebre ed illuminare di nuova luce quello sguardo un giorno splendido.
Un qualcosa, ma cosa.......
Il tempo passava, il buio ormai era penombra, gli occhi si erano abituati, ora si sentiva osservato, incrociò lo sguardo, un attimo, l'impressione immediata fu di indiffernza, fastidio, forse, ma poi, approfondendo lo sguardo, la sensazione che ne ebbe fu un'altra, dolore, bisogno di aiuto orgogliosamente celato da una gelida indifferenza.
Ormai aveva capito, o almeno lo pensava, così si sistemò più comodamente, seduto, la schiena appoggiata al muro, gli occhi socchiusi, vedremo chi si stancherà prima, pensò, la pazienza è la virtù dei forti ed io in quanto a pazienza non ho rivali.